La sostenibilità ambientale del settore agricolo made in Italy

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Gli italiani sono sempre più attenti alla sostenibilità in particolare in settori quali l’agrifood. Se questa frase è spesso pensata in relazione ai consumatori, è fondamentale sottolineare che anche dal punto di vista dell’offerta – come sottolineato anche dal Rapporto GreenItaly 2021 – pubblicato da fondazione Symbola e da Unioncamere – il settore agricolo italiano è tra i più virtuosi in termini di sostenibilità in Europa. 

Ad estrapolare dall’interessante report i dati specifici del settore agroalimentare è Carni Sostenibili.

Cosa c’entra la sostenibilità con l’agricoltura

Che il food made in Italy abbia una posizione di rilievo è risaputo in Italia e non solo. Gli alimenti del Belpaese piacciono ai connazionali e all’estero. 

Tra gli ingredienti che forse andrebbero valorizzati più di quanto si faccia vi è sicuramente il fatto che il comparto agricolo italiano sia tra i più sostenibili d’Europa.

Dal punto di vista delle produzioni sappiamo che cresce il biologico (registrando una superficie coltivata a biologico aumentata del 79% negli ultimi dieci anni) mentre in generale si registra un taglio dei prodotti fitosanitari (-32% confrontando 2011 e 2019), in controtendenza rispetto ad altri Paesi UE. Ma sostenibilità vuol dire anche l’importanza dei presidi territoriali con agricoltori ed allevatori che spesso sono i veri custodi di luoghi come le aree interne, garantendone la manutenzione, evitando lo stato di abbandono che potrebbe favorire il degrado delle aree e i rischi di dissesto idrogeologico laddove queste non vengano più seguite e curate. 

E in termini di emissioni climalteranti?  

La domanda è fondamentale in relazione al conseguimento degli obiettivi fissati dall’UE che mira, entro il 2035, a raggiungere la neutralità climatica nei settori dell’uso del suolo, della silvicoltura e dell’agricoltura, comprese le emissioni agricole diverse dalla CO2, come quelle derivanti dall’uso di fertilizzanti e dall’allevamento.

Anche su questo l’Italia si afferma tra i paesi più sostenibili a livello comunitario con appena il 7,2% di tutte le emissioni a livello nazionale (30 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti in Italia), che sono inferiori della metà del dato registrato oltralpe in Francia (76 milioni di tonnellate), o a confronto con quello tedesco (66 milioni di tonnellate) e inferiori anche del dato oltremanica UK (41 milioni) e dei “cugini” spagnoli (39 milioni). (https://www.carnisostenibili.it/emissioni-gas-serra-ispra-allevamenti-responsabili-per-il-5/)

Se quindi andiamo a calcolare le quote di emissioni per unità di prodotto, quelle italiane risultano essere inferiori a quelle delle principali economie europee.

La tutela della biodiversità passa anche per le mani di agricoltori ed allevatori

Forse non tutti sanno che l’Italia da nord a sud non ha solo i monumenti di cui vantarsi. Il nostro Paese infatti detiene il primato della biodiversità in Europa grazie alla presenza di 7.000 specie vegetali, di 58.000 specie animali, di 504 varietà iscritte al registro viti (contro le 278 della Francia) e di 533 varietà di olive (mentre le spagnole sono 70).

A custodire tale biodiversità vi è anche l’impegno del comparto agricolo. Tra i diversi strumenti di contrasto all’erosione genica si trovano anche gli accordi di filiera.

“I contratti di filiera sono strumenti dell’economia contrattuale in grado di valorizzare le attività delle aziende agricole e contemporaneamente agire sulla tutela dell’ambiente, di razze non ‘mainstream’, del paesaggio e del benessere animale. Il tutto senza tralasciare l’impatto sociale delle iniziative e riducendo lo squilibrio lungo la filiera che vede la fase produttiva spesso penalizzata” si legge in GreenItaly 2021 che porta ad esempio la storia di Bonifiche Ferraresi.

Quest’ultima – si legge su Carni Sostenibili – è una realtà che promuove l’allevamento di vacche nutrici nostrane delle razze specializzate Limousine e Charolaise per garantire la produzione di ristalli nazionali assicurando un’equa e giusta remunerazione agli allevatori attraverso accordi pluriennali. 

Dal punto di vista della sostenibilità a riguardo vi è anche da sottolineare come riducendo la filiera si riduce la domanda di import dall’estero e al contempo, ciò contribuisce al contrasto dell’ l’abbandono delle aree marginali con risvolti non solo ambientali ma anche economici per tali luoghi.

Foto: Pixnio