Efficienza energetica, da settembre nuove etichette per le sorgenti luminose

A spiegare la novità è Selectra, servizio gratuito che confronta e attiva le tariffe di luce, gas e internet

Offrire ai consumatori informazioni più semplici e smart, migliorando l’efficienza energetica in tutta Europa: con questo obiettivo nel 2021 sono state introdotte le nuove etichette energetiche per gli elettrodomestici.

Mentre per lavastoviglie, lavatrici e lavasciuga biancheria, frigoriferi e congelatori, display elettronici e apparecchi per la refrigerazione la nuova etichettatura è entrata in vigore già dal 1° marzo, dal 1° settembre verrà applicata anche alle sorgenti luminose.
 

A ricordarlo è Selectra – il servizio gratuito che confronta e attiva le tariffe di luce, gas e internet. “L’Etichetta Energetica è uno strumento fondamentale che può sensibilizzare sui consumi energetici quotidiani: fornendo informazioni su caratteristiche e consumi di energia di ciascun modello in vendita, aiuta infatti i consumatori al momento dell’acquisto nella scelta dell’elettrodomestico o della lampadina più adatta alle proprie esigenze”, dichiara Antoine Arel, co-fondatore di Selectra Italia. “Secondo le stime della Commissione Europea, infatti, le nuove etichette energetiche su elettrodomestici e sorgenti luminose potrebbero portare ad un risparmio pari a 38 TWh/anno entro il 2030, che corrisponde ad un risparmio di energia pari al consumo annuo di un paese come l’Ungheria”. 

Ma come districarsi, per quanto riguarda l’illuminazione in casa, nella scelta delle lampadine, tenendo conto delle nuove etichette? Selectra fa il punto sui cambiamenti principali e spiega ai consumatori come leggerle e come scegliere le lampadine più efficienti, risparmiando in bolletta e rispettando l’ambiente.
 

Addio A+++: la scala della nuova etichetta

Tra le maggiori novità della nuova etichetta c’è il ritorno ad una classificazione più semplice con la scala di 7 classi di efficienza energetica – colorata da verde a rosso – da A (migliore) a G (peggiore). Addio quindi alle classi supplementari caratterizzate dal segno + che rischiavano di creare confusione e minore consapevolezza in fase di acquisto. Previsto inoltre un riscalaggio periodico, ogni circa 10 anni o quando una significativa percentuale di modelli sarà presente nelle due classi di efficienza più elevate. Per quanto riguarda le sorgenti luminose, la nuova etichetta energetica diventa obbligatoria per: sorgenti luminose con o senza unità di alimentazione integrata, direzionali e non direzionali, sorgenti luminose parte di un prodotto contenitore. 


Dai consumi al QR Code: come leggere le informazioni sull’etichetta delle sorgenti luminose
Oltre a mostrare il nome o il marchio del costruttore e del modello, le nuove etichette delle sorgenti luminose evidenziano il consumo di energia in kWh se accese per 1.000 ore e – riportando le classi di efficienza energetica – indicano a quale di queste appartiene il modello preso in considerazione.
Parola d’ordine è inoltre “digitalizzazione”: viene infatti introdotto un QR codeche, scansionato tramite la fotocamera dello smartphone, permetterà di conoscere informazioni supplementari sul prodotto presenti nella banca dati europea EPREL (European Product Registry for Energy Labelling). 


Niente lampadine nelle classi energetiche A, B e C
Al momento della prima applicazione della nuova etichetta alle lampadine, le classi A, B e C dovrebbero rimanere vuote: i prodotti verranno infatti inseriti nelle nuove categorie attraverso un processo di “riscalaggio”. L’obiettivo è quello di stimolare l’innovazione tecnologica e lasciare spazio ai nuovi modelli più efficienti che entreranno in futuro nel mercato. Di fatto, secondo quanto riporta Enea, ad oggi non sono presenti sul mercato modelli di lampade nelle classi superiori alla “D”.
 

Quali lampadine scegliere: come variano costi e consumi
Tenendo conto della nuova classificazione e l’assenza per il momento di alcune classi, è bene dunque imparare a districarsi per scegliere la lampadina ad ora più efficiente e che permette quindi di avere un minore impatto sull’ambiente e sulla bolletta.

Per poter emettere luce, una lampadina consuma energia elettrica pari a quanti Watt sono necessari per attivarla: un consumo che finisce infatti direttamente in bolletta luce, alla voce “spesa per la materia energia”. Ogni lampadina ha quindi una potenza espressa in Watt, alla quale come detto sarà associato sull’etichetta un consumo in kWh per 1.000 ore di uso/accensione. Andando a considerare un utilizzo medio dell’illuminazione di circa 3.000 ore l’anno*, Selectra ha dunque confrontato le tipologie di lampadine più comuni.

Una lampadina LED, ad esempio, ha un consumo di circa 35 kWh/anno e un costo medio in bolletta di 7 euro/anno. Tale lampadina, con la nuova etichettatura, sarà inserita in classe D o E, a seconda delle prestazioni specifiche. Consumi appena superiori ha una lampadina fluorescente che con 41 kWh/anno e 8 euro/anno in bolletta finirà in classe F. Un modello alogeno arriva invece a consumare 123 kWh/anno, facendo salire il costo medio in bolletta a 25 euro: tale lampadina finirà in classe G, essendo di fatto la meno efficiente in commercio. Il tutto senza considerare le lampadine a incandescenza (ormai fuori commercio) che con un consumo di 175 kWh/anno avrebbero portato il costo medio in bolletta a 35 euro/anno. 

Ipotizzando dunque una situazione realistica di una casa con almeno 10 lampadine, secondo Selectra il risparmio sarebbe evidente: rispetto alle vecchie lampadine a incandescenza, con un costo medio in bolletta di 350 €/anno, la sostituzione ad esempio con un set di lampadine LED (70 €/anno) risulta più evidente, permettendo di risparmiare fino a 280 €/anno.
 

Ad oggi con la tecnologia più efficiente a disposizione, le luci LED riescono ad offrire anche una soluzione migliore per lo smaltimento. Se infatti anche il silicio presente nelle lampade LED deve essere correttamente conferito nelle isole ecologiche, nel caso delle lampade alogene lo smaltimento è particolarmente difficoltoso a causa della presenza di gas altamente nocivi per l’ambiente.  

Fonte: comunicato stampa

Foto: Pixabay