Rapporto Ispra sulle emissioni di gas serra, l’Italia a due velocità: i passi avanti dell’agricoltura, il freno dei trasporti

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L’Italia si sta muovendo nella giusta direzione nel suo percorso di decarbonizzazione, ma la strada per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 è ancora in salita e presenta sfide significative. È questo il quadro complesso che emerge dall’ultimo rapporto ISPRA “Le emissioni di gas serra in Italia: obiettivi di riduzione e scenari emissivi – Edizione 2026”.

Risulta interessante analizzare quali sono i comparti in cui il taglio delle emissioni è ancora indietro e quali invece riescono a registrare dati significativi.

Nel complesso, l’analisi dei dati conferma una tendenza positiva: le emissioni complessive si sono ridotte del 30,2% tra il 1990 e il 2024, con un’accelerazione significativa registrata tra il 2023 e il 2024, con un calo del 3,6%.

Tuttavia,il raggiungimento degli obiettivi climatici dipenderà dalla capacità del Paese di accelerare la transizione proprio in quei settori che ancora faticano a tenere il passo. Su tutti spicca il comparto dei trasporti, le cui emissioni non solo sono le più elevate in termini assoluti, ma mostrano anche una preoccupante tendenza alla crescita. In questo scenario, il settore agricolo si distingue come uno dei comparti più virtuosi, con un calo del 22,3% tra il 1990 e il 2024.

Agricoltura: un settore in trasformazione

Come emerge anche da un articolo di approfondimento uscito su Carni Sostenibili, la profonda e continua trasformazione del settore agricolo italiano ha prodotto importanti risultati. Nel 2024, la sua incidenza sulle emissioni totali nazionali si è attestata ad appena il 7,7%, con la zootecnia che incide per il 5,9% (si v. pagina 50 del report). Questo dato non è casuale, ma il frutto di cambiamenti strutturali e di un impegno costante verso l’innovazione, che dimostrano come il comparto sia già protagonista di un percorso di sostenibilità efficace.

La riduzione del 21,5% delle emissioni di metano dalla fermentazione enterica, ad esempio, è legata non solo a una contrazione dei capi, ma soprattutto a un decisivo miglioramento dell’efficienza produttiva. Questo miglioramento, frutto di genetica, alimentazione e gestione migliori, ha permesso di “disaccoppiare” la produzione dalle emissioni.

Un altro elemento che ha inciso positivamente è la gestione virtuosa dei reflui zootecnici. La diffusione capillare della digestione anaerobica, un esempio perfetto di economia circolare, consente di trasformare un potenziale inquinante in una risorsa, evitando la dispersione in atmosfera del metano e generando al contempo biogas. Il quadro è completato dal calo del 19,6% delle emissioni di protossido di azoto dai suoli, frutto di un uso più razionale dei fertilizzanti (sia sintetici che organici) e di una migliore gestione dei residui colturali.

La capacità di assorbimento del sistema agroforestale italiano

Per comprendere appieno il contributo dell’agricoltura, è però necessario ampliare la prospettiva. Un quadro completo deve infatti includere il ruolo del settore LULUCF (Uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e silvicoltura). Nel 2024, la capacità di assorbimento di questo comparto ha raggiunto i 64 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente; un valore che, da solo, è più del doppio di tutte le emissioni prodotte nello stesso anno dall’intero settore agricolo nazionale.

Di fatto, il sistema agroforestale italiano nel suo complesso — includendo coltivazioni, pascoli e foreste — sottrae attivamente carbonio dall’atmosfera, contribuendo alla mitigazione climatica. Ciò significa, come emerge dall’analisi contenuta nell’articolo, che una valutazione equa dell’impatto climatico del settore agricolo non può prescindere dal suo bilancio netto complessivo, che considera tanto le emissioni quanto gli assorbimenti.

L’importanza di una misurazione corretta

A questo si aggiunge un ultimo, fondamentale livello di analisi. Le emissioni agricole sono costituite prevalentemente da metano, un gas a vita breve. La scienza più recente suggerisce che per questi gas le metriche dinamiche (come il GWP*) offrono una rappresentazione più fedele dell’impatto reale sul riscaldamento globale rispetto agli standard convenzionali (GWP100). Poiché le emissioni di metano del settore agricolo italiano sono in costante calo da oltre trent’anni, il loro contributo effettivo al riscaldamento risulterebbe significativamente inferiore rispetto a quanto indicato dai calcoli tradizionali. Questa prospettiva, unita alla capacità di assorbimento non solo conferma il ruolo virtuoso del settore, ma lo avvicina concretamente a un profilo di neutralità climatica.

Un’Italia a due velocità: i settori a confronto

Per inquadrare correttamente i dati del settore agricolo, è utile metterli a confronto con le performance degli altri comparti, che delineano un’Italia a due velocità. Da una parte, settori come l’industria energetica (-53,6%) e quella manifatturiera (-49,9%) registrano riduzioni molto significative, agendo da traino per la decarbonizzazione.

Dall’altra, emergono le criticità che frenano il percorso nazionale. Il settore dei trasporti si conferma l’ostacolo principale, con emissioni aumentate del 10,2% dal 1990 e un peso del 31,3% sul totale. Anche il comparto dei rifiuti mostra una tendenza negativa (+5,2% rispetto al 1990); qui il metano derivante dalla frazione organica (FORSU) rappresenta una fonte emissiva che potrebbe, invece, essere valorizzata come risorsa energetica, seguendo proprio il modello di economia circolare già adottato in agricoltura. Come sottolineato nell’approfondimento citato di Carni Sostenibili, se questa frazione venisse sistematicamente trattata con la digestione anaerobica, si innescherebbe un doppio circolo virtuoso. Da un lato, il biometano prodotto potrebbe sostituire quote importanti di gas fossile, abbattendo le emissioni del settore energetico. Dall’altro, il digestato residuo diventerebbe una risorsa preziosa per l’agricoltura, restituendo nutrienti al suolo e limitando le emissioni legate ai processi di degradazione. I metano di scarto, da costo ambientale, si evolverebbe in un’opportunità diventando un alleato nella lotta al cambiamento climatico.