Nuove strategie per la riduzione del metano nel settore zootecnico

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La ricerca scientifica sta aprendo nuove frontiere nella riduzione delle emissioni di metano nel settore zootecnico. Questo comparto, spesso considerato come una delle principali fonti di emissione di gas serra, sta invece emergendo come un campo chiave nella lotta contro il cambiamento climatico, grazie alla sua capacità di innovare e adottare pratiche più sostenibili.

Come riportato nell’articolo “Innovazione e collaborazione per ridurre il metano nel comparto zootecnico”, il tema è stato analizzato approfonditamente durante il State of the Science Summit 2024, organizzato dal CLEAR Center presso l’Università della California Davis. Il summit ha riunito esperti internazionali per discutere soluzioni innovative volte a mitigare le emissioni di metano, con particolare attenzione a quelle derivanti dalla digestione dei ruminanti (metano enterico).

Durante l’evento sono state presentate tecnologie e pratiche sostenibili che, oltre a ridurre l’impatto ambientale, aprono nuove opportunità economiche per il settore zootecnico. Queste soluzioni evidenziano come, nella transizione verso la sostenibilità, la collaborazione e l’innovazione siano elementi chiave per affrontare con successo le sfide climatiche globali.

Sostenibilità e nuove prospettive

Nel dicembre 2024, gli organizzatori del summit hanno pubblicato il rapporto “State of Science: Reducing Methane from Animal Agriculture”, che sintetizza le principali soluzioni emerse durante la conferenza.

Tra queste troviamo l’utilizzo di additivi alimentari, studiati per intervenire direttamente nel rumine degli animali e limitare la produzione di metano durante il processo digestivo. Questi additivi si ritiene possano ridurre le emissioni fino al 30%, ma la loro applicazione su vasta scala necessita di politiche di supporto, incentivi economici e una maggiore chiarezza normativa.

Un’altra strada è rappresentata dai vaccini anti-metano, una tecnologia ancora in fase di sperimentazione, ma adattabile a diversi tipi di ruminanti e contesti produttivi. Grazie al loro potenziale di applicazione universale, questi vaccini si candidano come una soluzione particolarmente interessante per un’adozione su scala globale.

Non meno importante, anche se ancora in una fase preliminare, è la selezione genetica, che permetterebbe di individuare e allevare animali con una naturale predisposizione a produrre meno metano.

Parallelamente, le strategie per una gestione ottimizzata dei pascoli stanno dimostrando di poter integrare sostenibilità e riduzione delle emissioni. L’adozione di pratiche migliorate di pascolo, infatti, non solo riduce l’impatto ambientale, ma aumenta anche la capacità dei suoli di sequestrare carbonio, offrendo un contributo significativo nella lotta al cambiamento climatico.

Infine, il rapporto mette in evidenza il ruolo cruciale della gestione del letame. Attraverso l’uso di digestori anaerobici, è possibile ridurre le emissioni di metano trasformando i rifiuti organici in biogas. Questa soluzione rappresenta un esempio virtuoso di economia circolare, in cui il concetto di rifiuto viene superato a favore di una valorizzazione delle risorse disponibili.

Esempi concreti nella riduzione delle emissioni di metano: California e Nuova Zelanda

Diversi sono gli esempi riportati dal CLEAR Center che evidenziano soluzioni tecnologiche e pratiche innovative per ridurre le emissioni di metano nel settore agricolo e zootecnico. A questi possiamo – attingendo sempre al report sopra linkato – aggiungere anche altri, che illustrano strategie efficaci adottate in diverse parti del mondo.

Tra questi, emerge il ruolo della California come modello di riferimento nella riduzione delle emissioni di metano: grazie alla legge SB 1383, lo Stato americano si è posto l’ambizioso traguardo di ridurre le emissioni di metano del 40% entro il 2030, uno degli obiettivi più avanzati a livello globale.

Gli allevatori californiani, supportati da politiche statali mirate, stanno già adottando soluzioni innovative. Tra queste, il Dairy Digester Program ha stanziato 227 milioni di dollari per finanziare 140 progetti, volti all’installazione di digestori anaerobici per il trattamento dei prodotti lattiero-caseari in tutto lo Stato. Parallelamente, l’Alternative Manure Management Program ha investito 20 milioni di dollari in 170 progetti, offrendo assistenza finanziaria per l’adozione di pratiche di gestione del letame alternative ai digestori negli allevamenti di bestiame e latticini. Grazie a quest’ultimo programma, è stato possibile ridurre 1,44 milioni di tonnellate di CO2 equivalente in soli cinque anni.

Questi risultati dimostrano come una combinazione efficace di incentivi economici e la collaborazione del settore zootecnico possa produrre risultati concreti nella lotta al cambiamento climatico, contribuendo a rendere il comparto agricolo un alleato nella riduzione delle emissioni.

Anche la Nuova Zelanda rappresenta un esempio significativo, considerando che la produzione zootecnica è un pilastro fondamentale della sua economia. Qui oltre il 50% delle emissioni di gas serra proviene dall’agricoltura, di cui il 75% è attribuibile al metano enterico. Questa forte dipendenza agricola ha spinto agricoltori e allevatori neozelandesi a diventare pionieri nell’adozione di pratiche sostenibili sin dagli anni ’80 del secolo scorso. Oggi il paese sta investendo in soluzioni innovative, come la selezione genetica di bovini che producono meno metano e lo sviluppo di vaccini anti-metano.

Un settore in evoluzione

Come emerge dal rapporto, il futuro del settore zootecnico si profila come un percorso di profonda trasformazione, in cui sostenibilità ambientale e innovazione tecnologica convergono per dar vita a un modello produttivo che non solo risponda alle esigenze dell’oggi, ma ponga solide fondamenta per un domani più sostenibile. Questa trasformazione non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni di gas serra, come il metano, ma anche un ripensamento complessivo delle pratiche agricole, in grado di coniugare efficienza produttiva, tutela delle risorse naturali e crescita economica. In questo scenario, il settore zootecnico diviene un laboratorio di innovazione che si pone la sfida di affrontare le sfide della sostenibilità globale.