Sicurezza alimentare e tutela del pianeta: la FAO approva il Piano d’Azione Globale per la trasformazione sostenibile del settore zootecnico

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Il settore zootecnico sta attraversando una fase di importanti cambiamenti. Per rispondere alle nuove sfide globali, i Paesi membri della FAO hanno adottato un quadro di riferimento condiviso per guidare la transizione sostenibile del comparto: il Global Plan of Action for Sustainable Livestock Transformation (GPA).

Approvato a Roma a luglio di quest’anno durante la 30ª Sessione del Comitato per l’Agricoltura (COAG), questo documento rappresenta una guida per un settore chiamato a rispondere a una sfida cruciale: garantire cibo nutriente e sicuro a una popolazione globale in costante crescita, riducendo al contempo la propria impronta ambientale.

Come si legge in un recente approfondimento pubblicato sul portale Carni Sostenibili, “FAO: approvato il Piano d’Azione Globale per la trasformazione sostenibile del settore zootecnico”,  il piano nasce proprio dalla necessità di trovare un punto di equilibrio tra la tutela delle risorse naturali e la sicurezza alimentare di un pianeta che, entro il 2050, ospiterà quasi 10 miliardi di persone.

Una cornice per rispettare le diversità territoriali

Il documento tecnico della FAO (COAG:LI/4/2026/2) alla base del Piano descrive bene la doppia natura del settore, da tempo sospeso tra grandi opportunità e complesse sfide. Se da un lato la zootecnia rappresenta infatti una risorsa vitale per la nutrizione globale e lo sviluppo delle aree rurali, dall’altro deve fare i conti con le criticità ambientali che rischiano di compromettere risorse naturali, biodiversità e clima.

Il nuovo piano d’azione della FAO non si presenta come un regolamento rigido o calato dall’alto. Al contrario, si tratta di un quadro di riferimento volontario e non vincolante. L’idea di fondo è che non esistano ricette universali: ogni territorio, dalle piccole realtà rurali dei Paesi in via di sviluppo fino alle filiere agroalimentari più strutturate d’Europa, deve poter declinare queste linee guida in base alle proprie specificità geografiche, economiche e culturali.

Le quattro aree chiave per il futuro del settore

Il GPA è arrivato al termine di un percorso iniziato nel 2024 su richiesta del Sotto-Comitato FAO per l’allevamento. In questi due anni, l’organizzazione ha guidato un confronto che ha coinvolto governi, scienziati, produttori e società civile, arrivando all’intesa sul testo a marzo 2026, durante la Terza Sessione del Sotto-Comitato. Presentato poi a giugno a Roma, il documento è stato adottato ufficialmente a luglio.

Il piano d’azione definisce 85 misure concrete, organizzate in 17 priorità strategiche a loro volta raggruppate in 4 aree principali.

1. Sicurezza alimentare, nutrizione e diete sane

Il documento riconosce il valore nutrizionale insostituibile degli alimenti di origine animale terrestre (TASF), fonti essenziali di proteine e nutrienti fondamentali per lo sviluppo e la salute umana. L’obiettivo principale in quest’area è facilitare l’accesso a prodotti di qualità, rafforzando gli standard di sicurezza igienico-sanitaria e riducendo drasticamente le perdite e gli sprechi lungo l’intera filiera. Inoltre, il piano promuove la disponibilità di questi alimenti sostenendo la produzione locale e valorizzando i piccoli allevatori e le aziende familiari, con l’obiettivo di garantire mercati equi e trasparenti affinché il cibo sia realmente accessibile anche alle fasce di popolazione più vulnerabili.

2. Sostegno ai produttori e crescita economica inclusiva

Non può esserci vera sostenibilità ambientale se non si garantisce la tenuta economica di chi lavora. Il piano pone un forte accento sulla tutela dei piccoli allevatori e delle comunità rurali, spesso i più vulnerabili di fronte agli shock di mercato, cambiamenti climatici ed epidemie. Promuovere un accesso equo al credito, alle tecnologie e ai mercati, incentivando al contempo il ricambio generazionale e valorizzando il ruolo delle donne e dei giovani, è ritenuto essenziale per garantire la resilienza e la competitività dell’intero comparto zootecnico.

3. Salute e benessere animale 

La salute dell’uomo, degli animali e dell’ecosistema sono indissolubilmente legate. Il piano incentiva l’applicazione pratica dell’approccio integrato “One Health”, puntando sulla prevenzione delle malattie e sulla promozione attiva del benessere animale. Questo approccio consente di proteggere la biodiversità e ridurre l’uso di farmaci, contrastando in modo efficace l’antimicrobico-resistenza. Al contempo, il benessere negli allevamenti viene valorizzato come un fattore chiave, strettamente connesso sia alla produttività del comparto sia alla tutela della salute pubblica.

4. Tutela delle risorse naturali e azione per il clima

Gli allevamenti possono e devono far parte della soluzione climatica. La strategia punta a bilanciare la transizione ecologica del comparto con misure che tutelino i mezzi di sussistenza dei produttori. Questo equilibrio si realizza attraverso l’adozione di buone pratiche – come la gestione sostenibile dei pascoli per favorire il sequestro del carbonio nel suolo e l’uso efficiente delle risorse idriche– e sfruttando la ricerca genetica e nutrizionale. Un ruolo chiave è affidato alla bioeconomia circolare, ad esempio attraverso la valorizzazione dei reflui zootecnici per la produzione di bioenergia e il riutilizzo dei sottoprodotti agroalimentari come mangimi.

Dalle linee guida globali all’azione sul territorio

Con il via libera della FAO, si apre ora la fase operativa. Spetta ai singoli Stati sviluppare o adattare Piani d’Azione Nazionali o strumenti politici equivalenti, calibrati sulle specificità di ciascun contesto produttivo e istituzionale.

Un piano che quindi rappresenta un’opportunità importante anche per l’Italia e l’Europa, dove il dibattito sulla transizione ecologica del settore zootecnico è particolarmente acceso. Come evidenziato nell’articolo di Carni Sostenibili, il GPA offre un quadro condiviso a livello internazionale su cui costruire policy nazionali coerenti con gli impegni già assunti in sede di accordi multilaterali sul clima e la biodiversità.