Il settore zootecnico riveste un ruolo cruciale nell’alimentazione globale e, con l’aumento previsto della popolazione mondiale, si stima che la domanda di prodotti alimentari di origine animale crescerà del 20% entro il 2050. Questa prospettiva colloca la zootecnia al centro del dibattito sulla sostenibilità ambientale, evidenziando l’urgenza di implementare soluzioni che possano soddisfare la crescente richiesta di prodotti animali, riducendo allo stesso tempo l’impatto ambientale del settore. Ma quali sono le azioni concrete da intraprendere?
In un articolo della giornalista Letizia Palmisano recentemente pubblicato sul portale Carni Sostenibili dal titolo “ FAO: come ridurre le emissioni nel settore zootecnico” si parla proprio di come affrontare questa sfida.
L’articolo discute il rapporto “Percorsi verso emissioni più basse – Una valutazione globale delle emissioni di gas serra e delle opzioni di mitigazione dei sistemi agroalimentari zootecnici“, pubblicato dalla FAO a margine della COP28. Questo documento fornisce una valutazione dettagliata delle emissioni del settore e delle strategie disponibili per la loro riduzione. Secondo Maria Helena Semedo, vicedirettrice generale della FAO, il rapporto “dimostra chiaramente che programmi ambiziosi e innovativi e interventi di vasta portata hanno il potenziale per piegare la curva delle emissioni mentre la produzione cresce”.
I numeri del rapporto FAO
Secondo lo studio FAO,nel 2015, i sistemi agroalimentari zootecnici, comprese le attività di produzione in azienda e alcuni processi chiave della filiera, hanno prodotto circa 6,2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 equivalente all’anno, pari al 12% di tutte le emissioni di gas serra antropogeniche. Senza interventi mirati, soddisfare la domanda in aumento di prodotti alimentari di origine animale porterà probabilmente le emissioni a raggiungere quasi i 9,1 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente entro il 2050.
I dati del rapporto sono stati elaborati utilizzando il modello GLEAM (Global Livestock Environmental Assessment Model) della FAO. Questo modello adotta un approccio di valutazione del ciclo di vita (LCA) per quantificare le emissioni generate dall’allevamento degli animali, misurando sia le emissioni dirette, sia quelle indirette. Le emissioni indirette comprendono, ad esempio, quelle derivanti dalla produzione di mangimi e altri input necessari per l’allevamento, oltre a quelle derivanti dal trasporto post-fattoria, dalla lavorazione e dall’imballaggio dei prodotti grezzi. Tuttavia, il modello non copre le fasi della vendita al dettaglio e del consumo domestico, concentrandosi principalmente sulle fasi di produzione e trasformazione iniziale.
Grazie a questa analisi dettagliata, il GLEAM fornisce una base solida per sviluppare strategie efficaci di riduzione delle emissioni nel settore zootecnico, permettendo di identificare le aree chiave dove intervenire per migliorarne la sostenibilità ambientale.
Verso un settore zootecnico più sostenibile
Come riportato nell’articolo di Palmisano, il rapporto della FAO mira a permettere al comparto zootecnico di contribuire agli sforzi globali per limitare l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali, anche con una crescente domanda di prodotti alimentari di origine animale. Migliorare la produttività e l’efficienza lungo l’intera catena è identificato come il metodo più promettente per ridurre le emissioni del settore. Tuttavia, questi cambiamenti richiedono investimenti adeguati e un forte sostegno politico.
Per massimizzare il potenziale di mitigazione, è essenziale facilitare l’accesso degli agricoltori a servizi e investimenti, permettendo loro di implementare interventi che tengano conto delle specificità locali e, allo stesso tempo, siano integrati in programmi più ampi che supportino la resilienza dei territori. Questo approccio può garantire che le azioni poste in essere non solo riducano le emissioni, ma migliorino anche la sicurezza alimentare, la biodiversità e la sostenibilità economica delle comunità agricole. Ma in cosa consistono queste strategie?
Strategie di mitigazione delle emissioni
Secondo lo studio, uno degli approcci più efficaci per aumentare l’efficienza della produzione zootecnica e ridurre le emissioni è il miglioramento della salute degli animali. Animali sani producono di più, permettendo di mantenere mandrie più piccole per soddisfare la domanda di proteine animali.
Un’altra leva importante è la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari lungo tutta la catena di approvvigionamento. Migliorare le pratiche di raccolta, stoccaggio, trasporto e lavorazione, insieme a campagne di sensibilizzazione per ridurre gli sprechi a livello di consumo, può diminuire la necessità di produzione aggiuntiva, abbassando così le emissioni complessive.
Pratiche come l’agroforestazione e il pascolo rotativo possono aumentare significativamente la capacità delle terre agricole di sequestrare carbonio. Implementare l’agroforestazione su tutte le terre da pascolo a livello globale potrebbe ridurre le emissioni annuali del settore zootecnico di quasi un terzo.
Il rapporto della FAO sottolinea che la combinazione di queste strategie offre una via concreta per ridurre le emissioni nel settore zootecnico. Queste misure non solo contribuiranno a combattere il cambiamento climatico, ma garantiranno anche un approvvigionamento alimentare più sicuro e sostenibile. La chiave sarà un impegno globale e coordinato, supportato da investimenti e politiche adeguate, per trasformare queste potenzialità in realtà.






