È dal comparto energia e trasporti che proviene la maggior parte delle emissioni climalteranti. L’agricoltura? Incide solo al 7%

Quale comparto fa registrare un impatto maggiore quando si parla di emissioni climalteranti? È vero che l’agricoltura incide più di tutti gli altri settori? Come ben sappiamo, l’umanità oggi consuma molte più risorse di quelle che la Terra ci mette generosamente a disposizione in un anno. I dati dell’overshoot day fotografano una situazione emblematica: ogni “terrestre” vive e consuma come se avesse a disposizione 1,7 Pianeti. 
Comprendere quali settori siano più impattanti è fondamentale per individuare gli ambiti nei quali intervenire con priorità. 
Su questi temi sono illuminanti gli studi condotti dall’Ispra. 

Nei report “National Inventory Report 2021” e “Informative Inventory Report 2021” dell’ISPRA sono riportati i dati relativi all’analisi delle emissioni in atmosfera registrate nel 2019, l’anno pre pandemia che ha segnato una flessione rispetto al passato. Questo dato è molto rilevante e consente di ottenere alcune informazioni sui settori a maggior impatto. Come emerge dagli studi effettuati, questa diminuzione può essere riconducibile alle innovazioni che si sono sviluppate negli ultimi anni nel campo dell’energia, all’aumento delle energie rinnovabili ma anche dell’efficienza energetica. In Italia, nel 2019, le emissioni totali di gas serra, espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 19% rispetto all’anno base (1990). https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/cambiamenti-climatici/landamento-delle-emissioni 

Trasporti e energia responsabili di circa il 50% delle emissioni climalteranti

Secondo i dati divulgati dall’ISPRA nei due report sopracitati, i settori che generano il maggior numero di emissioni sono quelli dell’energia (23,7%) e dei trasporti (25,3%), che, sommati tra di loro, sono responsabili all’incirca della metà delle emissioni di gas climalteranti. Nel 2019, in entrambi i comparti, tra l’altro, è stato registrato un aumento dei consumi del 3,2% rispetto ai dati del 1990 (anno di confronto sia per i report che per gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni al 2030).
Grazie, però, alle innovazioni tecnologiche, nonostante l’aumento dei consumi energetici – sia elettrici che termici – nel 2019, nel comparto energia è stata riscontrata una riduzione delle emissioni pari al 33% (sempre rispetto ai dati registrati nel 1990).
In relazione ai trasporti, nel medesimo arco temporale (1990 – 2019), è stato registrato un aumento del 22% dei chilometri percorsi: sebbene si punti sempre di più all’efficienza e a forme di combustibili a minor impatto ambientale, il peso sulla bilancia delle emissioni è sempre notevole. 
Pensando al Belpaese, secondo i succitati report, nel 2019 il trasporto su strada ha prodotto il  23% delle emissioni nazionali totali di CO2 equivalente. Nel 2019, le emissioni di gas serra derivanti dal trasporto stradale sono state circa il 93% delle emissioni nazionali dei trasporti. 

La situazione italiana nel 2020

A causa del Covid-19 e del ricorso, da parte di molti governi, a varie limitazioni alla mobilità delle persone per contrastare la propagazione del virus, nel 2020 c’è stato un crollo del traffico che ha causato un calo ancor maggiore di emissioni: come riportato dall’ISPRA, sulla base di prime elaborazioni dei dati del 2020, i divieti ricollegabili al Covid si sono tradotti, almeno per l’Italia, in una riduzione del 9,8% delle emissioni rispetto all’anno precedente.

Passando al comparto energia, c’è stata una forte riduzione della domanda di energia elettrica (-12,6%) ed una riduzione dei consumi energetici sia nel settore industriale (-9,9%) che in quello dei trasporti (-16,8%). 

No: agricoltura e allevamento non sono tra le principali cause di emissioni di gas serra 

In questi anni si è diffusa la convinzione che l’agricoltura – e specificamente gli allevamenti – fosse colpevole della maggior parte di emissioni di gas serra. Tuttavia, se andiamo ad analizzare i dati del report, emerge un quadro ben diverso: consultando il National Inventory Report (scaricabile gratuitamente qui http://www.sinanet.isprambiente.it/it/sia-ispra/serie-storiche-emissioni/national-inventory-report/view ) si comprende che il comparto agricoltura incide, in totale, solo per il 7,1% in Italia, seguito – tra le macro aree – solo dai rifiuti. 
Rispetto al 1990 si rileva una forte contrazione delle emissioni – che segnano un -17,3% – dovuta, in particolar modo, alle riduzioni di metano e di ossido di azoto.
Approfondendo l’analisi si nota come, sempre in Italia, poco più del 5% delle emissioni siano ascrivibili al settore dell’allevamento che rappresenta il 79% del comparto agricolo. Forse vi starete chiedendo perché nel nostro Paese, in confronto alle stime mondiali fatte dalla FAO (14,5%), questo dato sia molto più basso. Sono due i motivi principali: gli standard italiani in agricoltura sono più attenti alla sostenibilità rispetto a quelli di altre nazioni e la diffusione della dieta mediterranea che prevede un consumo di carne inferiore rispetto alla media occidentale.
Tornando sul binomio allevamenti e metano, sul quale spesso sorgono domande, come spiega il professor Giuseppe Pulina, professore Ordinario di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, in un articolo “Le emissioni di metano dovute alla produzione di carne bovina rientrano in un “ciclo biogenico”, cioè non si accumulano in atmosfera dando luogo all’effetto serra. Le emissioni fossili di trasporti e settore energetico, invece, vanno accumulandosi di anno in anno portando ad un sempre maggiore riscaldamento globale.”
A tutto ciò aggiungiamo che nel report Ispra, a commento delle riduzioni delle emissioni, si specifica che negli ultimi anni è stato registrato un aumento significativo del recupero del biogas prodotto da letame animale ed utilizzato nel settore energetico per la produzione di energia elettrica e per la produzione combinata di energia elettrica e calore, contribuendo così alla riduzione delle emissioni totali.