L’analisi del ciclo di vita nutrizionale (nLCA): un nuovo modo di valutare la sostenibilità degli alimenti

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Negli ultimi anni la sempre maggiore attenzione all’ambiente ha spinto gli scienziati verso lo sviluppo di strumenti sempre più avanzati per esaminare e comparare la sostenibilità anche dei sistemi agroalimentari. Tra questi l’Analisi del Ciclo di Vita (LCA) si è affermata come strumento guida per individuare i punti critici delle filiere alimentari, permettendo di ottimizzare l’uso delle risorse e ridurre le emissioni di inquinanti.  Tuttavia, l’LCA tradizionale si limita a considerare l’impatto ambientale di un alimento considerando solo parametri come la massa, il volume o l’area in cui si valuta – ad esempio spesso l’analisi si ferma al momento in cui un alimento lascia il sito di produzione, come nell’approccio cradle-to-gate – trascurando un elemento cruciale che in un settore come l’agroalimentare non può essere messo in secondo piano. Stiamo parlando del valore nutrizionale dei cibi.

Per colmare questa lacuna, gli scienziati hanno sviluppato la Nutritional Life Cycle Assessment (nLCA), una metodologia innovativa che unisce l’analisi ambientale a quella nutrizionale considerando non solo la quantità di cibo prodotto e il relativo impatto sull’ambiente ma anche il suo contenuto di proteine​​, vitamine e altri nutrienti essenziali. In altre parole, l’nLCA non si limita a calcolare quanto un alimento “costi” all’ambiente in termini di risorse consumate o inquinamento generato, ma riconosce anche l’importanza di quanto questo alimento contribuisca dal punto di vista nutrizionale alla salute umana. A tal riguardo, un editoriale pubblicato sulla rivista Frontiers offre una panoramica della principale letteratura scientifica sul tema, evidenziando l’evoluzione e l’importanza di questa innovativa metodologia.

Evoluzione dell’nLCA

L’articolo è un utile approfondimento. Vi invitiamo a leggerlo, ma qui sottolineiamo alcuni aspetti, rinviando allo stesso per un quadro più completo. La progressione metodologica della Nutritional Life Cycle Assessment è stata descritta nell’ editoriale in tre fasi principali di valutazione; ciascuna di esse comporta un aumento graduale della complessità. L’applicazione dell’nLCA può infatti variare in base agli obiettivi dello studio: alcuni, ad esempio, si concentrano solo su nutrienti specifici, per il quale si parla di Unità Funzionali nell’nLCA. Tuttavia, concentrarsi su singoli nutrienti, pur essendo utile, rischia di non cogliere la complessità di un alimento nonché i molteplici benefici (o rischi) che esso può offrire.

Per superare questa limitazione, il livello successivo dell’nLCA introduce metriche nutrizionali composite, che offrono un quadro più completo. Queste metriche, come l’indice Nutrient Rich Food (NRF), tengono conto di una gamma più ampia di nutrienti, sia da promuovere (proteine, vitamine, fibre) che da limitare (zuccheri, grassi saturi, sodio). In questo modo, si può calcolare il valore nutrizionale di un alimento rispetto ai fabbisogni giornalieri raccomandati, rendendo più facile confrontare non solo il loro impatto ambientale, ma anche i benefici nutrizionali. Ad esempio, un alimento con un alto impatto ambientale potrebbe risultare più sostenibile se il suo valore nutrizionale è particolarmente elevato, bilanciando così i costi per l’ambiente con i benefici per la salute.

Infine, il livello più avanzato dell’nLCA considera non solo la qualità nutrizionale degli alimenti, ma anche gli effetti diretti sulla salute umana (incidenza su malattie non trasmissibili come obesità, diabete o malattie cardiovascolari) e del pianeta (incidenza sulla perdita di biodiversità o sul cambiamento climatico). Questo approccio richiede metodologie altamente sofisticate e una grande quantità di dati, ma rappresenta il punto più alto dell’integrazione tra sostenibilità ambientale e nutrizionale.

Come l’nLCA ridisegna l’impatto delle proteine animali 

Il settore delle carni rappresenta uno degli ambiti in cui l’approccio Nutrition Life Cycle Assessment sta mostrando un impatto significativo. Come riportato nell’articolo “Nutrition LCA: impatti della carne dimezzati”, pubblicato sul portale Carni Sostenibili, l’adozione di unità funzionali basate sul valore nutrizionale consente di ricalcolare in modo più accurato l’impatto ambientale della carne. L’articolo riporta due studi che dimostrano l’efficacia di questo approccio nell’analisi della sostenibilità degli alimenti.

Il primo studio, focalizzato sugli aminoacidi essenziali, ha confrontato 15 alimenti (tra cui carne bovina, pesce, fagioli, cavolfiore e riso) utilizzando tre diverse unità funzionali. I risultati mostrano che la carne bovina, insieme a cavolfiore e riso, presenta un impatto ambientale inferiore rispetto agli altri alimenti analizzati quando l’unità funzionale considera la capacità di fornire aminoacidi essenziali in quantità adeguate.

Il secondo studio, basato sull’utilizzo dell’Indice Nutrient-Rich Food (NRF) evidenzia che i tagli magri di carne hanno un impatto ambientale dimezzato rispetto ai tagli non rifilati, mantenendo comunque un elevato valore nutrizionale.

Sfide e limiti dell’nLCA

Tornando all’editoriale pubblicato su Frontiers si sottolinea però che, nonostante i numerosi vantaggi, l’approccio nLCA deve ancora superare alcune sfide per poter essere utilizzato in modo più ampio e affidabile. Una delle principali difficoltà riguarda la necessità di avere dati precisi e completi sia sugli impatti ambientali che sul contenuto nutrizionale degli alimenti. Spesso i dati disponibili sono infatti parziali, non aggiornati o limitati a specifiche aree geografiche. Come si legge nell’articolo, la maggior parte degli studi e delle valutazioni si concentra sui paesi ad alto reddito, rallentando così l’adozione dell’nLCA nei paesi a medio e basso reddito. Eppure, è proprio in questi contesti che questa metodologia potrebbe fare davvero la differenza per integrare le esigenze ambientali e alimentari, favorendo soluzioni sostenibili e al tempo stesso in grado di migliorare la qualità della vita delle persone. Nonostante queste difficoltà, l’nLCA rappresenta comunque un’opportunità straordinaria per ripensare il modo in cui analizziamo e miglioriamo i sistemi agroalimentari, offrendo una visione più integrata e sostenibile per il futuro.