Il mondo sta affrontando una sfida senza precedenti: quella di trasformare le attività economiche in modelli sostenibili che possano tutelare il pianeta e garantire il benessere
delle future generazioni. Nel cuore di questa trasformazione si trova anche il settore zootecnico. Anche in tale comparto infatti, è emersa con forza la necessità di investire in una zootecnia più sostenibile, delineando un percorso che potrebbe portare a benefici ambientali tangibili, miglioramenti nella sicurezza alimentare e aprire nuove opportunità economiche.
Investire nella zootecnia sostenibile
Come evidenziato nell’articolo pubblicato sul portale Carni Sostenibili “Investire in zootecnia sostenibile: opportunità per clima e sviluppo” – nel quale si analizza il paper di Mottet, Teillard e Özkan dal titolo “Investing in low-emission and resilient livestock production: the why and how”– il settore zootecnico può evolversi per affrontare le sfide del cambiamento climatico e contribuire allo sviluppo socio-economico, in particolare per le popolazioni più vulnerabili. Sebbene l’allevamento sia noto per le sue emissioni di gas serra come metano (CH4), ossido di azoto (N2O) e anidride carbonica (CO2), ciò non deve oscurare i suoi benefici intrinseci, nè far pensare che tutte le modalità di allevamento siano uguali. Anzi, vi sono dei “modelli Paese” che dovrebbero ispirare gli altri.
In Italia, il settore dimostra già un atteggiamento virtuoso, in termini di emissioni climalteranti, rispetto ad altri Paesi, ma a livello globale, la percezione di minore attrattività degli investimenti nel settore agro-zootecnico persiste, soprattutto dal momento che le istituzioni finanziarie e le agenzie di sviluppo enfatizzano la sostenibilità dei loro portafogli di investimenti.
I benefici del settore
L’articolo sopra riportato pone quindi l’accento sui molteplici benefici della zootecnia, che vanno al di là della semplice quantificazione delle emissioni. Questi includono la sicurezza alimentare, la nutrizione, la creazione di posti di lavoro e il sostentamento di miliardi di persone. I dati economici sono eloquenti: come riportato nel paper menzionato, una tonnellata di CO2 investita in agricoltura può generare circa il doppio dei posti di lavoro rispetto ad altri settori. Inoltre, l’agricoltura si distingue non solo come l’unica attività umana che oltre ad emettere carbonio ne assorbe, ma anche come l’unico settore in cui gli investimenti in CO2 possono essere convertiti direttamente in produzione alimentare e apporto di nutrienti essenziali. L’investimento nel settore agricolo, inclusa la zootecnia, è infatti fondamentale per la nutrizione di centinaia di milioni di persone, anche se i benefici possono non essere immediatamente quantificabili.
In base alle analisi evidenziate nell’articolo di Mottet et al., si stima che il bestiame fornisca circa il 40% delle proteine globali per tonnellata di CO2 emessa e, nonostante l’assenza di dati specifici sui micronutrienti come il ferro, il calcio, lo zinco e la vitamina B12, il cui deficit alimentare è una problematica diffusa, il contributo indiscutibile degli allevamenti nella fornitura di questi nutrienti vitali è fondamentale.
Una strategia per il clima
Contrariamente all’idea di escludere la zootecnia dagli investimenti, lo studio citato suggerisce che il ripensamento dell’investimento in chiave sostenibile nella stessa possa contribuire significativamente alla lotta contro il cambiamento climatico. Investendo in pratiche a bassa emissione, è possibile ridurre le emissioni di gas serra fino al 30%, come stimato dalla FAO, o fino al 24% nella produzione di latticini in Africa orientale, come evidenziato da Anne Mottet e colleghi. Investendo nel miglioramento delle pratiche zootecniche, possiamo quindi significativamente abbassare l’impronta di gas serra prodotta dall’allevamento e supportare lo sviluppo sostenibile delle comunità agricole. In particolare nei Paesi in via di sviluppo.






