L’economia social e circolare di Mercatopoli

Visita nella “catena” circolare della seconda mano a Parma e a Reggio Emilia e racconto di Marco Gisotti

Il mondo cambia. Spesso si pensa in peggio, ma non è sempre così, anzi. Se guardiamo all’interesse per l’ambiente, verso l’economia verde e a quella circolare, scopriamo che ormai un quarto delle imprese italiane sono verdi. Significa che praticano l’efficienza energetica e riducono i loro rifiuti. O li riutilizzano. Come accade in natura dove non esistono i rifiuti e nemmeno gli scarti: ciò che non serve a te, può servire a me.

Fino alla fine dell’Ottocento quello che le persone scartavano veniva subito recuperato, riutilizzato o trasformato. Poi l’avvento di materie prime a basso costo, la plastica per prima, ha fatto sì che buttassimo via quello che avevamo, spesso, anche molto prima che fosse usurato o inservibile.

Dopotutto i cosiddetti “mercatini dell’usato” hanno prosperato per decenni rivendendo abiti, mobili, oggetti che a qualcuno non servivano più ma che qualcun altro trovava ancora desiderabili.

Oggi che si è diffusa una maggiore cultura del riuso e del riutilizzo, purché di qualità, la catena Mercatopoli è l’esempio più eclatante di economia circolare applicata al commercio. Una rete di negozi, presente in tutta Italia, che consente di acquistare oggetti usati di ogni tipo. Ma usati garantiti. Vale a dire di qualità: che si tratti di abiti griffati o di mobili di fine artigianato veneto, per fare un esempio.

Ogni negozio, poi, è una storia a sé perché si tratta di negozi in conto vendita la cui merce non è determinata da quel che capita (come capitava nei mercatini di un tempo) ma da come chi gestisce il negozio la sceglie e la seleziona. E, non ultimo, sa metterla in vendita.

In queste settimane sono andato a visitare due negozi di questo franchise, il Mercatopoli di Parma Sud e il Mercatopoli di Reggio Emilia Kennedy.

Ecco l’esempio, in una stessa Regione, l’Emilia Romagna, di due esperienze uguali eppure così diverse.

Nel primo, a Parma Sud, ho incontrato Alessandro Solimei che ha una passione per i libri (nel suo negozio ce ne sono più di seimila!) ma anche per i mobili. Nel secondo, Reggio Emilia Kennedy, Umberto Zara ci tiene all’ordine e ai colori e, sfilando davanti alla mostra degli abiti di questo negozio, te ne rendi subito conto.

Poi entrambi, come tutti i negozi della “catena”, offrono una vastissima gamma di prodotti: dai vestiti, appunto, alle scarpe, dai mobili alle suppellettili, dagli attrezzi di cucina all’oggettistica fino alla bigiotteria, posate, bicchieri, vasi, persino consolle per videogames, telecamere, tanto vintage da attirare cacciatori di modernariato e curiosi.

L’altro aspetto interessante di questi due Mercatopoli che ho visitato (ma si potrebbe dire per tutti gli altri che da semplice cliente ho frequentato negli anni) è la curiosità che ti stimolano.

Si entra a cercare una tagliaerba e si esce con una ceramica di De Ruta o con un soprabito griffato. La varietà dei prodotti, per la natura stessa del negozio, varia di giorno in giorno e si arricchisce (finché non vengono venduti) di cose nuove.

Evidentemente il gusto personale del gestore influisce sul taglio del negozio e sui suoi prodotti, ma anche i luoghi e le popolazioni che li abitano fanno sì che basta spostarsi di poche decine di chilometri per verificare che il negozio di Alessandro a Parma è completamente diverso da quello di Umberto a Reggio Emilia. Certo, non cambia il “marchio”, quel Mercatopoli che ha creato una serie di regole e di dinamiche che aiutano il gestore del negozio a segnare la sua differenza da qualunque altro mercatino dell’usato, come un sigillo di garanzia e di qualità. Perché la differenza, nell’economia circolare, è data dalla certificazione dai processi di qualità. L’idea che sostiene il sistema Mercatopoli è proprio questa: offrire merce di seconda mano ma di qualità, garantita nella sua integrità e varietà.

Chi compra e chi vende, come diceva un vecchio spot della televisione, non è detto siano sempre le stesse persone (anche se capita). Chi vuole cedere un suo oggetto basta che si iscriva al punto vendita e una volta ottenuta la tessera “Mercatopoli” può portare la sua merce, che il titolare del negozio valuterà, sia in termini di qualità che di prezzo. Se i due si trovano d’accordo il ricavato della vendita sarà poi diviso fifty-fifty tra negozio e proprietario, che potrà avere la sua parte da quindici giorni dopo la vendita e, comunque, per i più distratti, entro un anno dalla stessa.

Ma non si tratta solo di economia circolare. È anche un modo di fare comunità, socializzare.

Anche per questo esiste poi l’hashtag #iovendoconMercatopoliperché che serve proprio a mettere in rete, a scambiarsi opinioni, consigli, critiche costruttive, idee e proposte fra chi vende, chi compra, e i tanti Alessandro Solimei e Umberto Zara che gestiscono i Mercatopoli.

Articolo di Marco Gisotti scritto in collaborazione con Mercatopoli