Biologico: Cia, 7 miliardi il valore della produzione entro il 2020

La stima dell’Ufficio Studi Cia, presentata in occasione dell’Assemblea di Anabio, l’associazione per il biologico promossa dagli Agricoltori Italiani. Riconfermato presidente Federico Marchini. Presente Filippo Gallinella, presidente Commissione Agricoltura della Camera.

L’agricoltura biologica arriverà a fatturare fino a 7 miliardi entro il 2020, superando l’incremento del 30% prefissato nel 2016 dal Piano Strategico nazionale per lo sviluppo del settore. Nel 2017 è stata già raggiunta quota 5 miliardi (3,5 nel 2014). A tracciare la previsione, l’Ufficio Studi di Cia, nell’ambito dell’Assemblea elettiva di Anabio, l’Associazione per la promozione del biologico degli Agricoltori Italiani che, riunita a Roma nell’Auditorium “Giuseppe Avolio” ha riconfermato, Federico Marchini presidente e Antonio Sposicchi, direttore.

Con il congresso dal titolo “Il biologico condiviso per l’affermazione di un network dei valori”, Anabio ha sottolineato la necessità di ridurre le contrapposizione tra modelli agricoli produttivi. Ciò in favore del paradigma agroecologico, aderente all’andamento di un settore, uscito dall’empasse che lo voleva di nicchia per essere protagonista anche nella grande distribuzione, dove il comparto è arrivato oltre 1 miliardo e mezzo di vendite. Nei supermercati viene acquistato il 48% dell’agroalimentare bio, negli ipermercati il 35%.

 

 

La stima a rialzo di Cia tiene conto delle scelte degli agricoltori, più aperti alle innovazioni e attenti ad una produzione sostenibile. Sono72.154 gli operatori certificati bio (gennaio 2017) di cui per un 20% aderenti ad Anabio-CiaDal 2012 il terreno destinato, è aumentato del 53% (1.800 gli ettari nel 2016, obiettivo 2.100 entro il 2020), facendo dell’Italia (5° in Europa con 14% del totale agricolo) uno dei Paesi in cui l’agricoltura biologica pesa di più sull’intero settore. A trainare, consumatori consapevoli e selettivi. Ci sono prodotti bio nella spesa dell’88% delle famiglie italiane. Scelgono per lo più derivati dei cereali (+3,2%), frutta (+19,3%), ortaggi (+12,7%) e latticini (+3,2%) prodotti che da soli fanno il 68% delle vendite totali non tradizionali.

“Noi agricoltori -è intervenuto il presidente di Anabio Federico Marchini– abbiamo in mano una delle leve più potenti del pianeta, la terra. Abbiamo il compito, arduo e forse pretenzioso, di migliorarla, a cominciare dal linguaggio, perché occorrono termini nuovi se quelli esistenti sono mal usati, inadeguati o appaiono ancora privi di un corrispettivo concreto. La nostra ricchezza -ha aggiunto Marchini- è prima di tutto nel capitale umano. Creare lavoro e lavoratori ad alto valore aggiunto deve essere la più grande ambizione e soddisfazione di un agricoltore.In Cia -ha concluso Marchini- c’è terreno fertile su cui costruire il futuro del settore biologico, lavorando prima di tutto sulla partecipazione e lo scambio”.

“Innovare e condividere in agricoltura, questa è la nostra sfida –ha commentato Dino Scanavino, presidente Cia nazionale. Sfida per Cia e tanto più per Anabio nel campo del biologico. E’ centrale -ha continuato- il ruolo della ricerca, come il coinvolgimento dei cittadini nella diffusione della conoscenza, dei valori del processo produttivo, passando per la salvaguardia dei luoghi, delle risorse e il rispetto dell’ambiente. Oggi va riconosciuto l’oggettivo contributo degli agricoltori allo sviluppo sostenibile”.