Inquinamento, in Italia tira una brutta aria

Ogni anno, nel mondo, milioni di persone muoiono per cause ricollegabili all’inquinamento atmosferico e ben il 90% della popolazione terrestre vive in luoghi con livelli di inquinamento più alti di quelli raccomandati dall’OMS.

Nel solo continente europeo l’inquinamento dell’aria causa oltre 500.000 morti all’anno con costi esterni che fluttuano dai 330 ai 940 miliardi di Euro (pari quindi al 2/6 % del Pil dell’UE). Anche nel Belpaese, nonostante i miglioramenti dovuti alle nuove tecnologie, ad un mix energetico migliore ed a carburanti più verdi, si registrano oltre 90.000 morti premature e 1.500 decessi per milione di abitanti ricollegabili soprattutto al traffico stradale, ma anche all’agricoltura e al riscaldamento a biomasse legnose.

Il Report sulla qualità dell’aria, elaborato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con Enea e con la partnership delle Ferrovie dello Stato, contiene una serie di proposte per combattere questa piaga.

Innanzitutto deve essere varata una strategia nazionale per la qualità dell’aria che preveda una centralizzazione di alcune responsabilità sulle politiche nazionali riguardanti i temi dei trasporti, dell’energia, dell’edilizia ed individui misure strutturali da attuare su tutto il territorio nazionale;

Le politiche energetiche devono poi focalizzarsi non solo sulla riduzione della CO2, ma, più in generale, sui principali inquinanti atmosferici.

Fino ad oggi, gli interventi attuati sono stati messi in campo per fronteggiare situazioni di emergenza: le misure vanno, invece, eseguite prima che vengano raggiunti livelli di inquinamento critico.

Per quanto riguarda la mobilità bisogna scoraggiare l’uso delle auto private con interventi che portino il parco circolante italiano a meno di 1 vettura ogni 2 abitanti (low emission zone, aree pedonali e ciclabili, limitazione alla sosta, etc.) ed implementando le soluzioni di mobilità condivisa (trasporto su ferro, bike sharing, car sharing, integrazione con il trasporto pubblico, etc.), del trasporto rapido di massa, delle infrastrutture ciclo-pedonali e di sistemi di logistica intelligente.

Sempre in materia di veicoli privati, al fine di ridurre il numero dei veicoli circolanti alimentati a benzina e gasolio, va incentivata, con sgravi fiscali, la diffusione delle autovetture ibride plug-in, di quelle full-electric e di quelle alimentate a gas.

I pericoli per l’aria non provengono, però, solo dalla circolazione degli autoveicoli: l’agricoltura è responsabile del 96% delle emissioni nazionali di ammoniaca che contribuisce per il 35% dell’inquinamento dal PM10. V’è necessità di nuovi interventi volti a ridurre l’azoto in eccesso nei terreni (ad esempio con agricoltura di precisione e copertura dei suoli), a mitigare l’impatto degli allevamenti (ad esempio attraverso mangimi speciali e la produzione di biometano) e a sviluppare l’agricoltura biologica meno impattante.

Nonostante i passi in avanti fatti, quello industriale costituisce il settore in Italia che produce la percentuale maggiore di emissioni di SOX e COVNM: è necessario imporre ai grandi siti industriali come, ad esempio, raffinerie petrolchimiche, cementifici, centrali elettriche, etc., nuovi e più stringenti limiti alle emissioni e promuovere l’elettrificazione e l’utilizzo di combustibili a basso impatto ambientale in impianti ad altissima efficienza.

Da molti percepite come produttrici di energia “green” spesso, invece, le centrali a biomasse, nascondo pericoli per l’ambiente: secondo il report vanno fornite agli addetti del settore chiare indicazioni circa le tecnologie da adottare e le modalità di utilizzo, incluse possibili interdizioni per impianti inquinanti in aree critiche.

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