Siti internet che piantano alberi…

Ogni azione umana (produzione di beni, erogazione di servizi, mobilità, eventi, etc.) è caratterizzata da una impronta ambientale, che rappresenta la quantità dei vari inquinanti generati lungo il ciclo di vita delle attività realizzate: questi inquinanti generano poi impatti sui vari comparti ambientali.
Stante le attuali modalità di trasformazione ed uso di energia (fossile), una parte normalmente molto rilevante dell’impronta ambientale complessiva di un prodotto o di un servizio è costituita dalla sua carbon footprint (impronta di carbonio), che rappresenta la quantità complessiva di CO2 e gas serra che vengono emessi in comparto atmosferico e che determinano un incremento del riscaldamento climatico globale.
Anche un sito web, se pure immateriale, ha una propria impronta di carbonio in ragione del fatto che il sito stesso “vive” su un server alimentato da corrente elettrica, ad oggi generata con un mix di generazione elettrica non completamente rinnovabile: un sito web ha quindi una “responsabilità” climatica in relazione alla quantità di energia elettrica consumata dal server dove lui stesso è ospitato (hosting).
Per saperne di più e per capire come sia possibile compensare l’impronta ambientale lasciata dal proprio sito internet abbiamo intervistato Paolo Viganò, responsabile scientifico di Rete Clima®, che – attraverso il progetto CO2web® – calcola le missioni di siti e dell’attività web e ne cura la compensazione.

Come faccio a sapere quanto inquina un sito internet? E cosa posso fare?
Nell’ambito del Progetto CO2web® sviluppato da Rete Clima® (www.co2web.it) viene realizzata una prima contabilità delle emissioni di CO2 e gas serra del sito web tramite un tool di facile uso, che permette di stimare il consumo elettrico e le emissioni corrispondenti sulla base delle pageview annuali del sito: le pageview offrono infatti una indicazione indiretta della occupazione della macchina server da parte di un sito web, rispetto a cui si può derivare il consumo elettrico associato.
Una volta compresa la CO2 generata dal sito, sono percorribili due strade: una si basa sulla realizzazione di progetti di nuova forestazione urbana nazionale, mentre una seconda strada prevede l’annullamento di certificati di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (in quantità proporzionale al consumo elettrico del sito).
La prima strada di forestazione urbana è una vera e propria strategia di compensazione delle emissioni, che interviene cioè a valle della generazione elettrica per controbilanciare le sue emissioni di CO2 (impronta di carbonio) mediante la posa di alberi che nell’ambito del loro ciclo vitale riassorbiranno tale quantità di CO2, stoccandola nella propria biomassa. Alberi che però, insieme all’assorbimento di CO2 – e quindi – al contrasto al climate change, offrono una serie aggiuntiva ed importante di “servizi ecosistemici” che determinano benefici ambientali aggiuntivi per il territorio e per l’uomo: parliamo di alberi come agenti termoregolatori a livello globale ma anche a livello locale, sul territorio, dove limitano le isole di calore; alberi che assorbono particolato atmosferico, aumentano la biodiversità locale, prevengono il consumo di suolo, aiutano nella regolazione del ciclo dell’acqua,…..etc.
Una seconda strada è invece legata all’annullamento di certificati di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (certificati iGO) in quantità proporzionale al consumo elettrico stimato, i quali sostanzialmente rendono carbon free i kWh elettrici impiegati per l’alimentazione della quota di server destinata all’hosting dello specifico sito web oggetto di analisi.
Tra le due strade a noi piace più la prima, perché ci “offre la scusa di piantare alberi” e regalare naturalità al territorio locale, migliorando l’ambiente locale oltre che il clima globale.

Perché piantare alberi permette di compensare l’impronta ambientale?
Come già anticipato, per crescere gli alberi assorbono ed “organicano” la CO2 atmosferica trasformandola cioè nelle molecole organiche della propria struttura legnosa e dei propri nutrienti, sequestrandola così dentro le proprie strutture biologiche.
In questo modo lo stoccaggio biologico operato dalle piante previene il fatto che la CO2 possa permanere libera in atmosfera, dove altrimenti esplicherebbe la sua capacità “climalterante” (di riscaldamento climatico).
In tal senso, piantando tante piante quante servono per riassorbire una specifica emissione di gas serra, si ottiene la compensazione dell’impronta di carbonio di un prodotto o evento o servizio…. o anche di un sito web! Oltre alla generazione di ulteriori e numerosi benefici ambientali anche nel territorio di posa.

C’è differenza tra albero e albero? Come vengono scelti (proprietà assorbimento annua di CO2? biodiversità? Gestione?
I progetti forestali prevedono la posa di alberi di specie autoctone (cioè locali), secondo specifiche alternanze tra specie e precise distanze tra gli individui in modo da poter costituire impianti forestali compensativi vitali e funzionali: queste strutture forestali sono gestite poi fino a maturità vegetale, secondo legge, ed i denari offerti in forma di donazione da parte dei finanziatori coprono anche questa attività manutentiva. Una attenzione logica e funzionale al garantire la vitalità vegetale fino all’autonomia fisiologica (maturità), purtroppo non scontata in tutti i progetti forestali anche qualora realizzati a scopo compensativo.

Una curiosità: un albero assorbe la stessa quantità quando ha 5 anni come quando ne ha 50? Potete farci degli esempi?
La crescita degli alberi segue una particolare “curva di accrescimento”, che vede i primi anni vitali come i più significativi dal punto dell’accrescimento per poi arrivare ad un rallentamento del tasso di crescita man mano che l’albero si avvicina alla propria maturità forestale. Ma la crescita è influenzata anche da molti altri fattori come il tipo di suolo, la presenza di nutrienti, la disponibilità idrica, stress ambientali… quindi potremmo dire che ogni albero ha una crescita a sé!

Dove vengono piantati? Dopo averli piantati gli alberi riceveranno una manutenzione?
Abbiamo in corso diversi progetti forestali compensativi in Italia, dentro alcune città, per massimizzare l’utilità della presenza forestale rispetto alle necessità dei grandi agglomerati urbani di avere aree verdi a mitigazione delle isole di calore e dei carichi antropici, oltre che per generare/ampliare aree verdi fruibili. In tali interventi gli alberi vengono posati e manutenuti fino a maturità, nel rispetto del progetto forestale a sua volta realizzato in conformità alle norme di buona tecnica forestale oltre che alle indicazioni delle leggi forestali.

Per un sito che ha 20.000 visualizzazioni di pagina l’anno, in termini di CO2 quante emissioni si calcolano? Quanti alberi da piantare saranno necessari? Se si volesse fare una donazione che permettesse di piantare questi alberi di che cifra si starebbe parlando?
Un sito con 20.000 pageview/anno, quale per esempio un blog tematico o un sito web relativamente di nicchia, determina (per il solo hosting) una emissione di circa 20 kg CO2eq: contando che un albero nella propria vita assorbe tra i circa 250 kg (essenza arbustiva) e gli oltre 1.000 kg (essenza arborea media) di CO2, un solo albero compenserebbe più di un sito. Ma nell’ambito del Progetto CO2web® abbiamo deciso di posare più alberi possibili, quindi nello specifico caso di un sito come quello in esempio proponiamo una quota minima di donazione pari a 35 euro, che corrisponde alla posa di un albero ed alla sua manutenzione… invitando il sostenitore alla posa del proprio albero, in modo da poter rendere massimamente concreta e partecipata (oltre che tracciabile) l’azione ambientale.
Se poi qualcuno volesse fare una donazione maggiore ancora meglio… va tutto in alberi! J
Una volta completati gli aspetti amministrativi, il sito web viene inserito nel Progetto CO2web® e riceve il label ambientale “CO2 emission zero website” da caricare al proprio interno, in modo da rendere visibile la carbon neutrality, insieme ad un attestato con codice di tracciabilità univoco: sul portale www.co2web.it viene invece caricato il marchio dell’azienda o del blogger cha ha aderito al progetto con un link al sito carbon neutral, per una massima tracciabilità dell’attività di responsabilità ambientale.

Come faccio a sapere realmente che il “mio” albero è stato piantato?
Niente di più facile: se vuoi puoi partecipare alla posa, altrimenti ti segnaleremo la pagina web dove saranno pubblicate foto, cartina di localizzazione, tweet pubblicati in fase di posa, video,….etc.

Che differenza c’è tra dire impatto ambientale e parlare di impronta ambientale? Quale è più corretto usare?
Le metodologie di valutazione parlano di “impronta ambientale” (o, in caso di CO2, “impronta di carbonio”) volendo esprimere la misura del carico ambientale che un prodotto, o un servizio o un evento va a determinare sull’ambiente: si parla quindi di “environmental footprint” (di cui la “carbon footprint” è una parte) volendo quindi espressamente rappresentare in forma ideale la dimensione del carico (stress) ambientale. In linea puramente logica l’impatto è la conseguenza dell’impronta, è cioè la conseguenza a livello di peggioramento ambientale che un particolare inquinante determina su uno specifico “comparto ambientale bersaglio”.

Intervista a cura di Letizia Palmisano – Giornalista Ambientale